Cos'è
Interverranno la Presidente di Associazione Artemisia Elena Baragli e la Sindaca del Comune di Vaglia Silvia Catani
CLAP Mugello
Compagnia Laboratorio Attoriale Permanente
FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI
Spettacolo teatrale sulla violenza sulle donne e sul femminicidio
Testo e regia: Paolo Ciotti
Con:
Giulia Bartolacci
Silvia Ghinassi
Ilaria Giovannini
Francesca Rosa Sabatini
Rebecca Zigliotto
E con:
Marcello Ferracci
Marco Ranfagni
Aiuto regia: Paolo Gotti
NOTE DI REGIA
Questo spettacolo nasce da una suggestione del gruppo di allieve sensibili alla tematica del femminicidio e in generale della violenza sulla donna.
Interviste, pièce teatrali e monologhi tratti dalla cronaca compongono l’intenso lavoro teatrale.
Come un mosaico che si definisce tessera dopo tessera sotto gli occhi dello spettatore nell’intenzione di restituire un quadro più ordinato e chiaro sulla tematica.
Non mancano momenti di forte intensità emotiva e perfino concessioni all’ironia e all’ilarità.
Lo Spettacolo
Lo spettacolo è composto da 6 monologhi ispirati a cronache di femminicidi realmente accaduti e interpretati sulla scena dalle 5 attrici e da un monologo sulla violenza di genere interpretato da due uomini.
Abbiamo immaginato di poter concedere alle persone atrocemente strappate alla vita da coloro che amavano un’ultima parola.
Come se la loro voce, le loro parole, il loro grido… potessero rimanere a segnare un percorso di ricerca di una giustizia, non sempre puntuale su questa Terra.
Come se i fantasmi che abitano le nostre coscienze potessero prendere forma e verbo per parlarci e indicarci una strada possibile.
Vi sono inoltre delle suggestive scene di movimento corale coreografico accompagnate da musiche.
Finché morte non ci separi è uno spettacolo di teatro civile potente e necessario, che pone al centro la tragedia del femminicidio e della violenza di genere in ogni sua forma.
L’idea centrale è dare un’ultima, ineludibile voce alle vittime: le donne uccise per mano di chi avrebbe dovuto amarle e proteggerle.
Le protagoniste si manifestano sulla scena come fantasmi che hanno un’unica ora a disposizione per raccontare la loro storia, un resoconto postumo e spietato che squarcia il velo dell’omertà domestica.
Il cuore pulsante di Finché morte non ci separi risiede nella sua profonda aderenza ai fatti di cronaca realmente accaduti.
Lo spettacolo assume la violenza in una prospettiva ampia: mentre la maggior parte dei monologhi denuncia i femminicidi, un episodio cruciale è dedicato specificamente alla violenza di genere in ambito omosessuale.
Questo monologo si inserisce nel flusso delle storie per evidenziare come la dinamica di sopruso e potere, che culmina nell’omicidio, non conosca distinzioni di orientamento sessuale, ma sia radicata nella volontà di controllo e annientamento dell’altro.
La struttura dello spettacolo è un’antologia di monologhi, che crea un effetto corale in cui gli sguardi si sovrappongono e si rispondono dal buio.
Lo stile è volutamente diretto, intimo e talvolta venato di un’amara ironia, come per esorcizzare l’orrore e denunciare l’assurdità della tragedia.
Le interpreti creano un ponte emotivo teso e fragile che consente agli spettatori di confrontarsi con la realtà della violenza.
Finché morte non ci separi è più di un semplice spettacolo: è un atto di memoria e di resistenza.
Il suo obiettivo primario è quello di scuotere le coscienze, esigere giustizia e, soprattutto, illuminare il percorso di abusi che troppo spesso viene ignorato o minimizzato prima che sia troppo tardi.
Lo spettacolo invita la società a riflettere sulla responsabilità collettiva di fronte a un fenomeno che attacca la dignità e la vita, indipendentemente dal contesto relazionale della vittima.
La durata è prevista intorno agli 80 minuti.
C’è da considerare inoltre l’eventuale intervento di uno o più relatori esperti sull’argomento e la durata relativa.
Paolo Ciotti
Galleria
